domenica, novembre 07, 2010

L'UCCELLO PADULO


Questa è la storia di un uccello
ch'è scappato dal bordello
da Setteponti giù a Pracchia
dalla gabbia di una racchia
che da giovane si dava
per scappare poi a Giava
cioè su un'isola sperduta
da una vita un po' scaduta
che si vende a pochi soldi
e si nutre di ricordi
d'innocenza di bambina
che correva alla mattina
e si ritrova poi da vecchia
senza denti e tutta secca
a rimpianger del passato
tutto quel che non gli è dato.

La vecchia infine è morta
è ora uscita dalla porta
per andare al cimitero
a riposare sotto un cero
e l'uccello che è scappato
alla tua porta ha bussato
apri pure apron tutti
dritti storti belli e brutti
con lui sogni di castelli
oro, macchine e gioielli
dall'Orsigna di scappare
e l'America trovare
Poi ti svegli che sei vecchio
a Tafoni e senza un occhio
o a Taviano sgangherato
tutto rotto e pur malato
ti sembrava una fenice
che ti portava da Beatrice
ma quello che ha bussato
è un uccello sfortunato
che dice vien da Posola
ed è simile all'allodola
tutti lo chiamano Padulo
perché infin ti va nel culo

COMODITA' MONTANA

Bello svegliarsi al mattino
con fare giocondo
prender la macchina
andar dal fornaio
e dal macellaio
e andare a lavoro
accendere il fuoco
aprire una boccia

L'importante è andare pianino,
controlla quel fuoco,
cuciniam le salsicce,
passami il vino
Che fai lavori?

Fa freddo
fa caldo
ho fame
c'ho sete
c'è vento
c'è pioggia
son stanco
ier sera
stamani
domani
stasera
lui
quella
quello
ma loro
ma voi
ma te
che fai lavori?

Oggi no via,
si inizia domani
va fatto durare
qui si sta bene
li c'ho dormito
qui ci si mangia
passami il pane
il formaggio l'hai preso?
Controlla quel fuoco
arriva qualcuno
prendi la pala
Ah s'è te?

Vieni si mangia
le salsicce son cotte
Appoggia la pala
li ci fa' i funghi
andiamo si va
te resta qui
se arriva qualcuno
fammi uno squillo
ero a cacare


sabato, novembre 06, 2010

APPENNINO LIBERO

S'ì' fossi libero il problem non mi porrei
ma siccom libero non sono,
m'invento un luogo che si chiama Appennino,
come se Uno fosse
e pure libero,
per immaginarmici sopra felice.
E vi racconto questa favola,
per sollevarvi assieme a me,
dalla sofferenza che quaggiù provo...


C'erano una volta 3 cavalieri ch'alla libertà ambivano.
Non più ricchezza, non più potere
solo libertà,
che mai fu si dice, merce di scambio.

Non c'eran donzelle rinchiuse in castelli
per questi cavalieri
e una guerra andava combattuta
per non sembrar scontata la vittoria
che in premio avea la libertà.
Inseguendo un sogno così partirono,
combatterono e vinsero.
Vinta che fu la guerra i 3 cavalieri
adagiati
stettero in attesa
del premio sperato
e ben presto nella stessa condizione
che chiedea libertà si ritrovarono.
Frustrazione e avvilimento presero i lor cuori

e ben presto ripensando ai fasti passati
si dissero che Libertà guerra fosse
e senza più niente da combatter
tra lor pugnarono,
rinfacciandosi la disfatta.

E libertà sempre più giovane e lontana parea,

mentre loro invecchiar si facean
dal tempo
che inesorabil passava.
Allor parve lor libertà proprio la giovinezza
e inutil dire della delusione ch'ancor presero:
le stagion della vita quelle sono e niente le ferma.
Sarebbe primavera se etterna fosse?


Moriron pugnando e lor mente mai tornò

a quella terra immaginata
che si chiama Appennino,
Libero come verbo imperativo,
perché ancor sognarlo
il lor cuore facea dolere
per l'intangibilità,
propria e dimostrata del Sogno stesso.



Sembrerebbe una storia triste questa,
di cavalier che tutto fecero per abbracciar la libertà.
Ma cos'è la libertà non la puoi afferrare
quante fatiche servon per averla?
Capireste la libertà che qui provo a spiegarvi,
se vi raccontassi un c'era una volta con un vissero felici e contenti?
Inutil fu quindi la storia dei 3 cavalieri che moriron pugnando?

IGNORANT'ECCAFONE

Stronzo
Affanculo
Pezzo di merda
Caproni
Ipocriti
Sudicio
Vigliacca
Trombare
Facce di culo
Rincoglioniti
Sparaballe
Ciarlatani
Disperata
Stronzate
Pecore
Grezzo
Zotico
Rileccato
Merda
Esosi
Rottinculo
Cagare
Cazzo
Figa
Seghe


Chi è stato il primo stronzo di poche generazioni fa che ha capito bene di mandare affanculo in toto la generazione precedente, in onor della libertà, dell'emancipazione, in virtù della sicurezza economica, dello status di classe sociale media?
Se era "uno" era un pezzo di merda: i modi caproni del babbo son stati sostituiti con metodi ipocriti del figlio e questo è il miglioramento radicale fatto dalle generazioni. Si va avanti babbo tu eri sudicio, io sono falsamente profumato.
Se era "una" a voler così riscattare la propria nuova condizione di donna era certamente una vigliacca che vedeva nella condizione della mamma solo la sottomessa, senza apprezzare le virtù di forza e di madre.
Via si cancella tutto, non si migliora, non si aggiunge, si spazza via. Beello.

Ora si ci siamo, bisogna trombare fino a tarda età. Bello sarà per l'omo del futuro ridere di facce da pagliaccio e di culo di queste donne sempre giovani e di questi rincoglioniti latin lover a settant'anni, col viagra. Sparaballe: vi si decompone la faccia ma l'importante è sentirsi belli. Bisogna essere maschi trombatori e non vi riesce neanche tenere su il pisello. Ciarlatani.

Vecchi che tornan giovani, come se la loro giovinezza fosse stata una privazione, un torto che bisogna recuperare e allora da vecchi ci si mette a fare quello che fanno i giovani oggi, che son bravi perlamordiddio, ma anche educati direttamente dalle multinazionali del consumo, davanti alla televisione, con la cocacola e la pleistescion... Magari povero vecchiarello quand'eri giovane facevi ruzzolare una ruota con un bastoncino o giocavi a biglie o a nascondino. E qualche strillo per il paese non disturbava la disperata solitudine delle famiglie isolate davanti al monitor di una TV a guardare le stronzate...
Capisci? Ma che vuoi capire? Ormai sei omologato, rispondi solo a certi stimoli, quello sessuale è uno, un richiamo per allodole, poi i richiami di status, di celebrità, di vuoto di pensiero... come fa attivamente chi medita: svuota la mente. Ti garberebbe eh? Ma chissà di cosa si parla eh?
Pecore, qualche cane pastore e il capo gregge, il petroliere o il feudatario di turno, che non è più identificabile nel castello, in cima alla collina del capoluogo.

Meglio grezzo e zotico che rileccato e raffinato... o cosa pensava l'operaio? Gli venisse anche l'erre moscia, dopo aver acquistato TV, lavatrice, forno, 2 auto, confort e una vacanza sulla riviera o sulle dolomiti? La rivolta degli operai, urlava mica sotto sotto "Borghese ti amo!!!"??
Il Borghese che poi non esiste, chi è il borghese? Non è un illusione? Di fatto non esistono ancora soltanto schiavi, padroni e una manciata di gente libera che spesso fa anche una fine di merda?


Il borghese è lo schiavo. E' un modello di schiavo, non fate gli esosi, ne avete le prove rottinculo.
Andate a cagare, ma che cazzo avete fatto? Scendevate in piazza per i diritti per poi tornare a casa a solleticarvi i polpastrelli sui telecomandi appena acquistati, per controllare e dare la giusta regolazione ai vostri nuovi confort, sinonimo di diritto appena conquistato?
Avevate la figa e vi facevate le seghe












Masse operaie unite, primo passo per l'omologazione?







Dal film The Wall

ALLUVIONE PORTALI VIA

Tanto i cataclismi servon solo a far danni ai poeracci
e far arricchire chi ricostruisce,
amici di assessori e gestorii vari*
Insomma piove sul bagnato e i soldi vanno ai soldi.
S e m p r e l a s o l i t a s t o r i a.
C'è chi trema all'arrivo di piogge battenti
e chi si sfrega le mani sperando che faccia danni.
Prima la comunità si operava per rimettere apposto,
con le fatiche e il lavoro,
oggi la comunità paga privati con lo stesso fine.
Senza meriti di giusto o sbagliato.
E' così o non è così?

C'è un danno?? Qualcuno lo aggiusterà,
qualcuno lo DEVE aggiustare.
E tutto cade dolcemente dall'alto,
deve cadere,
tutto è dovuto.
E la logica dei lavori in montagna non è più logica:
la prevenzione,
il senso pratico del vivere in quest'ambiente,
la tutela per un uso sostenibile delle risorse presenti.

Si mettono toppe,
si rimedia quand'è tardi a problema compiuto,
si cura il male.
Non c'è tempo per prevenire,
non c'è sforzo di comprensione delle dinamiche,
di "ascolto" del territorio,
è tardi
ormai
che si deve fare
è colpa di...

E' colpa delle istituzioni,
tutte capaci solo di portar "ciccia" ai costituenti,
ignoranti e impreparati, oligarchi e massoni deviati,
viziosi opportunisti, viscidi e corrotti.

E' colpa del cittadino,
inebetito in attesa degli aiuti
di una man dal cielo,
di un ordine,
lobotomizzato da bisogni irreali,
schizofrenico e paranoico,
idealista inteso come "non pratico",
per niente umile e asociale.

E' colpa del sistema,
capitalistico avanzato.
Tecnocapitalismo,
giovane medioevo, oligarchia,
terribile dittatura,
finzione, prosciutto negli occhi,
involucro di democrazia e cuore dispotico
senza pietà, subdolo e vigliacco,
sottile e raffinato,
contagioso e globale.

Le colpe... c'è sempre bisogno di un colpevole,
bene sono io allora,
o sei tu, attivo o passivo tussia,
che speri e sperando annulli la scelta,
la tua scelta, la tua responsabilità di scegliere
e dare un senso, un verso, una direzione.
Sei tu, tu, chiunque tussia,
che un alluvione ti porti via
e si riprenda l'inutile
lasciandoti l'essenziale.



*senza riferirsi a nessuno in particolare

venerdì, novembre 05, 2010

INGLORIOSA MONTAGNA PISTOIESE

Montagna Pistoiese
la tua gloria è l'aver ospitato per quasi cent'anni una fabbrica di projettili?

E' arrivato il lavoro! E' arrivato il lavoro!
No montagna è solo andata via la poesia che da secoli regnava,
l'equilibrio di uomini e donne sulle tue sponde:
erano genti che sapevano come prenderti,
ti cullavano e tu seppur aspra e forte le cullavi.
Ora restan solo anime dannate
nella loro ignoranza senza più passato,
senza legami col territorio,
generazioni che han rinnegato il tuo lavoro,
le tue fatiche
per chiudersi in una fabbrica che le ha svuotate
e gli ha rubato l'anima,
senza il tuo cielo sopra il capo.

Prima c'eran poeti che di ottava rimeggiavano,
ora solo genti impaurite e schive, gelose e invidiose,
pronte a buttartelo in culo appena ti pieghi un attimo.

Storia di migrazioni, tutti ti fuggono
non basta certo la poesia per mangiare
c'è qualche passaggio in più...
ma tu Montagna Pistoiese,
selvaggia Montagna Pistoiese
non ne hai colpa.
Gli uomini hanno costruito sulle tue acque
e sul tuo verde una fabbrica di proiettili
e addio pastore, addio contadino, addio poeta
addio esistenza sostenibile.

La montagna si ribella e ti scaccia,
non sei tu -uomo- che fuggi



VECCHIO DI MERDA


Guarda non ti compatisco neanche un po' vecchio
tu che facesti morire con te tua tradizione
tu che hai consumato il futuro allo stolto giovane..
tu che ti piazzi e non ti sposti.
Che muoia con te la tua memoria,
perché nessuno hai lasciato a ricordarla.
La violenza non basta a placare la mia rabbia
il mio schifo, vecchio immondo marciume.
Non c'è giustizia divina
solo azione e reazione
quindi già hai ciò che meriti,
forse solo questo mi consola come idea di vendetta
per non averci lasciato niente
ingordo e inutile cancro...
la tua speranza... te la lascio
dopo essermici pulito il culo