ma siccom libero non sono,
m'invento un luogo che si chiama Appennino,
come se Uno fosse
e pure libero,
per immaginarmici sopra felice.
E vi racconto questa favola,
per sollevarvi assieme a me,
dalla sofferenza che quaggiù provo...
C'erano una volta 3 cavalieri ch'alla libertà ambivano.
Non più ricchezza, non più potere solo libertà,
che mai fu si dice, merce di scambio.
Non c'eran donzelle rinchiuse in castelli per questi cavalieri
e una guerra andava combattuta
per non sembrar scontata la vittoria che in premio avea la libertà.
Inseguendo un sogno così partirono, combatterono e vinsero.
Vinta che fu la guerra i 3 cavalieri adagiati
stettero in attesa del premio sperato
e ben presto nella stessa condizione che chiedea libertà si ritrovarono.
Frustrazione e avvilimento presero i lor cuori
e ben presto ripensando ai fasti passati

si dissero che Libertà guerra fosse
e senza più niente da combatter tra lor pugnarono,
rinfacciandosi la disfatta.
E libertà sempre più giovane e lontana parea,
mentre loro invecchiar si facean
dal tempo che inesorabil passava.
Allor parve lor libertà proprio la giovinezza
e inutil dire della delusione ch'ancor presero:
le stagion della vita quelle sono e niente le ferma.
Sarebbe primavera se etterna fosse?
Moriron pugnando e lor mente mai tornò
a quella terra immaginata che si chiama Appennino,
Libero come verbo imperativo, perché ancor sognarlo
il lor cuore facea dolere per l'intangibilità,
propria e dimostrata del Sogno stesso.
Sembrerebbe una storia triste questa,
di cavalier che tutto fecero per abbracciar la libertà.
Ma cos'è la libertà non la puoi afferrare
quante fatiche servon per averla?
Capireste la libertà che qui provo a spiegarvi,
se vi raccontassi un c'era una volta con un vissero felici e contenti?
Inutil fu quindi la storia dei 3 cavalieri che moriron pugnando?










